Come probabilmente avrete letto in questi giorni, Facebook sta passando probabilmente la sua più grave crisi da quando è nato nel 2007. Tra allarmismi, esagerazioni e una certa confusione, abbiamo pensato di provare a spiegare in modo sintetico e chiaro cosa sia veramente successo, e infine proveremo a darne una nostra opinione.

Innanzitutto, cos’è Cambridge Analytica? L’agenzia fondata nel 2013 è specializzata nel raccogliere dai social network un’enorme quantità di dati sui loro utenti: “Mi piace”, “Check In”, Foto, Commenti e così via. In seguito, un’algoritmo da loro sviluppato elabora tutte le informazioni raccolte per creare profili di ogni singolo utente, in modo simile a quello della “psicometria”, il campo della psicologia che si occupa di misurare le caratteristiche della personalità.

L’agenzia sostiene inoltre di avere sviluppato un sistema di “microtargeting comportamentale”, che sta a indicare una pubblicità altamente personalizzata su ogni singola persona (leggi il nostro articolo). Più sono i dati a loro disposizione, più accuratamente riescono ad avvicinarsi ad elaborare modelli studiati per prevedere e anticipare le risposte degli individui. Non è difficile immaginare quali tipologie di utilizzo commerciale non possa avere questa enorme quantità di informazioni super-dettagliate.

Perché Facebook ne è coinvolto in modo così grave? Perché pare che ci siano state delle “falle” nel comportamento del Social Network n°1 al mondo nel gestire il caso Cambridge Analytica, quando l’agenzia stessa si auto-denunciò per essere venuta in possesso in modo illegale dei dati personali di circa 50 milioni di utenti, ovvero acquistandoli da thisisyourdigitallife, un’app che aveva raccolto quei dati grazie al Facebook Login. Facebook infatti ha rimosso l’account di Cambridge Analytica solamente il 16 marzo 2018, quando sapeva che sarebbero usciti importanti articoli sul caso da parte del Guardian e del New York Times, mentre sembra che fosse a conoscenza dei fatti da 2 anni.

Ma questo caso non sarebbe mai finito sulle prime pagine di tutto il mondo se non fosse stato per le elezioni politiche americane del 2016 e la Brexit. Sembra infatti che Cambridge Analytica abbia utilizzato la montagna di dati personali ottenuti illegalmente per influenzare con messaggi iper-personalizzati le elezioni americane in favore di Trump, e il referendum sulla Brexit in Inghilterra.

Ora, sicuramente la condotta di Facebook non è stata cristallina, ma non è nemmeno necessario fare allarmismo senza motivo, perché:

  • Facebook non ruba i nostri dati. Siamo noi che glieli diamo tutti i giorni, accentando i Termini e Condizioni, pubblicando contenuti, commentando foto e mettendo “Mi Piace” a ciò che ci piace.
  • Facebook non ha utilizzato i nostri dati per fini illeciti, semmai non è stata in grado di proteggerli fino in fondo da chi li usa a fini illeciti.
  • I dati in questione non sono nulla di segreto, intimo e personale, visto che si tratta esattamente delle azioni che svolgiamo su Facebook ogni giorno pubblicamente (la foto al Sushi con le amiche, il “Like” alla pagina di Ghali o il commento alla foto in spiaggia del vostro collega, ad esempio).
  • Facebook mette i nostri dati a disposizione degli inserzionisti tutti i giorni, ma lo fa rispettando la privacy (non mette a disposizione i nostri nomi e cognomi, ma solo dati aggregati anonimi).
  • Facebook deve migliorare nel proteggere i nostri dati (lo sta già facendo), ma siamo noi che dobbiamo prendercene cura per primi.
  • Quando il servizio è gratuito, spesso il prezzo da pagare sono i nostri dati. Per cui se vogliamo continuare a utilizzare gratuitamente un servizio che ha rivoluzionato le nostre vite (giudicate voi se bene o male), dobbiamo accettare il compromesso di condividere le informazioni personali.
  • Facebook resta la soluzione migliore presente sul mercato per utenti e aziende. Riteniamo sia utile ricevere messaggi promozionali “personalizzati” in base ai propri interessi, piuttosto che le solite pubblicità trasversali che spesso ci interessano pochissimo. Ognuno di noi ha esigenze e gusti precisi, e Facebook ci permette di fare coincidere l’offerta con la domanda, attraverso la sua targetizzazione.