Sapiens. Yuval N. Harari

Metaverso. Euforia e distopia

Ho riassunto il saggio che mi ha dato le basi scientifiche per moltissime intuizioni che ho avuto in giovane età, e oggi costituisce un vademecum nozionistico imprescindibile nelle mie riflessioni contemporanee. Sto parlando di Sapiens. Da animali a dei, di Yuval Noah Harari.

1. Un animale intraprendente

Fino a centomila anni fa coesistevano almeno tre specie diverse di Homo sulla Terra. Perché Homo Sapiens è l’ultimo e unico rimasto? Sapiens di Yuval Noah Harari, libro fondamentale per la società contemporanea, esplora il significato di “essere umani”, indagando sui motivi per cui questo piccolo mammifero insignificante sviluppatosi nella Savana, con un impatto sull’ambiente non maggiore di gorilla, lucciole o meduse, sia arrivato a dominare il mondo eludendo le leggi della selezione naturale in meno di 100.000 anni.

Essendo stati una delle schiappe della savana, siamo pieni di paure e ansie per la nostra posizione, il che ci rende doppiamente crudeli e pericolosi. Molte calamità storiche, da guerre mortali a catastrofi ecologiche, sono il risultato di questa evoluzione improvvisa.

Copertina - Sapiens Harari

Natural Born Killers

Circa 70.000 anni fa Homo Sapiens uscì (per la seconda volta) dall’Africa orientale per diffondersi dalla penisola arabica al continente eurasiatico. Da quelle parti vivevano i nostri cugini di Neanderthal, che letteralmente sparirono in poche migliaia di anni. Fu il primo genocidio della storia e non fu l’ultimo. Oggi si intende Teoria dell’incrocio la procreazione tra le due specie, o Teoria della sostituzione l’annientamento delle altre specie da parte dei Sapiens. Nel caso dei Neanderthal probabilmente sono successe entrambe, dato che nel DNA dell’uomo moderno è ancora presente l’1,4% di origine Neanderthaliana. Ma al tempo stesso dei nostri cugini non c’è più traccia.

La stessa sorte toccò a ogni altra specie di Homo che ebbe la sfortuna di entrare in contatto con noi: Homo soloensis (Uomo della Valle di Solo) e Homo floresiensis (uomini nani) abitavano le regioni dell’Indonesia, mentre Homo denisova viveva in Siberia.

Nemmeno fu diverso per molti animali. La cosiddetta megafauna australiana fu sterminata in poche migliaia di anni da quando Sapiens giunse laggiù dall’Indonesia 45.000 anni fa. Nello stesso modo, in soli 2.000 anni, il Nord America ha perso 34 dei suoi 47 grandi mammiferi, il Sud America 50 su 60.

Quello che succede nella nostra epoca non è molto diverso. Forse un giorno non rimarranno che polli, tonni da allevamento, bovini e suini utili alla nostra alimentazione.

Sollevate la Mistery Box

Si stima che già 300.000 anni fa, gli esseri umani usassero il fuoco quotidianamente. Questa rivoluzione copernicana ha permesso agli esseri umani di cucinare e cuocere il cibo, il che ha reso digeribili molti più cibi. Mentre gli scimpanzé trascorrono cinque ore al giorno a masticare cibi crudi, gli esseri umani trascorrono un’ora a mangiare cibo cotto. Minor tempo per la digestione e minore energia richiesta, hanno permesso un’espansione del cervello senza precedenti rispetto agli altri animali.

“Impara a camminare da solo”

Un altro fattore di evoluzione imprescindibile è la stazione eretta. Camminare su due gambe ci ha permesso di liberare le mani per fare molte altre cose come trasportare o costruire oggetti sofisticati, grazie alla trasformazione del pollice prensile.

C’era una volta…

Tra 70.000 e 30.000 anni fa si è verificata quella che Harari chiama Rivoluzione Cognitiva.

Archi, frecce, aghi, barche, lanterne, statuette artistiche, le prove della religione, del commercio e della stratificazione sociale appaiono in questo brevissimo lasso temporale dove i Sapiens fecero il vero salto di qualità.

La Rivoluzione Cognitiva ci ha conferito il potere più importante di tutti: l’immaginazione. Possiamo raccontare storie che riguardano fatti o persone che non esistono e creare coesione sociale dietro idee immaginate, ma straordinariamente efficaci, come la politica, la religione, il denaro, i diritti. Tutti questi concetti appena citati non esistono da nessuna parte della natura e neppure a livello biologico, eppure sono i cardini attorno ai quali gravitano le società, sia antiche che contemporanee.

Uno scimpanzé non ti darà mai una banana oggi, in cambio di avere mille banane nel paradiso degli scimpanzé. Gli umani sono disposti a dare molto più di una banana in cambio del paradiso. Lo scimpanzé non ha immaginazione, l’uomo sì.

Crediamo in un ordine di idee non perché sia oggettivamente vero, ma nella convinzione che quella credenza ci permetta di cooperare efficacemente e costruire una società migliore.

Si stava meglio quando si stava peggio

L’uomo “primitivo” dell’Età della Pietra non era agricoltore né impiegato. Era un cacciatore-raccoglitore. I nostri antenati avevano la preparazione atletica di un maratoneta e a livello individuale erano le persone più sagge, abili e informate della storia. Ognuno di loro conosceva perfettamente l’ambiente circostante e le proprietà nutritive delle piante, era un cacciatore provetto, aveva un’alimentazione varia ed equilibrata e lavorava la metà di noi. Viveva in un clima mite, in contesti relativamente ricchi di risorse facilmente disponibili e non moriva di malattie infettive. Certo, la vita non era affatto comoda e c’era sempre la possibilità di essere sbranati da qualche predatore o pestati a sangue in uno scontro con una tribù rivale. Nonostante tutto, si può parlare di primitiva età dell’oro.

Il grande bluff

Le grandi invenzioni stimolate dalla Rivoluzione Cognitiva ci fecero capitombolare nella più grande fregatura della storia: l’agricoltura. La possibilità di manipolare piante e animali in modo programmatico, ci diede l’illusione di poter controllare la natura e di uscire dall’incertezza della caccia e della raccolta. Circa 10.000 anni fa la Rivoluzione Agricola trascinò gli esseri umani in una condizione più difficile, faticosa e sedentaria di prima. Una manciata di specie vegetali, tra cui grano, riso e patate, erano responsabili del fabbisogno nutrizionale di Homo sapiens, oltre a pochissime specie animali addomesticate. La dieta diventò meno varia e l’uomo meno abile e informato.

L’essenza della Rivoluzione Agricola si può riassumere così: la capacità di mantenere in vita più persone in condizioni peggiori, poiché la coltivazione forniva più cibo per unità di territorio, consentendo così a Homo Sapiens di moltiplicarsi in modo esponenziale.

Siamo caduti in trappola. All’inizio, dopo l’ultima breve era glaciale del 12.000 a.C., il grano prosperava per le alte temperature e i Sapiens si illusero di una facile ricchezza. La popolazione crebbe e i piccoli gruppi si radunarono in insediamenti sempre più numerosi. Ma le malattie infettive dilagarono e la mortalità infantile crebbe oltre il 30%. Nel frattempo ci eravamo dimenticati di quando eravamo cacciatori-raccoglitori e di tutto il sapere connesso alle piante selvatiche e all’ambiente. Ci eravamo incatenati al grano e ai capricci della natura.

Il lusso si trasforma in necessità, e le necessità introducono nuovi obblighi.

La ricerca di una vita più facile ha provocato molte difficoltà, esattamente come succede oggi. I giovani ambiscono a lavori impegnativi con l’obiettivo di lavorare sodo qualche anno per poi godersi la vita. Gli anni passano e nel frattempo arrivano figli, il mutuo e le auto pagate a rate, insieme alla sensazione che non valga la pena vivere senza del buon vino e vacanze costose all’estero. A quel punto cosa fanno? Raddoppiano i loro sforzi e continuano a sgobbare.

Questo è più o meno quello che successe quando abbiamo iniziato a piantare semini nei campi. È da 12.000 anni che sgobbiamo nella prospettiva di stare meglio, domani.

La nascita del futuro

Nel panorama esistenziale dei cacciatori-raccoglitori c’era soltanto il presente. Ogni giorno costituiva un’avventura del tutto nuova e il futuro non era né promettente né preoccupante. L’Animismo connetteva strettamente gli individui alla natura, in un dialogo eternamente presente.

Gli agricoltori invece lavorano al servizio del futuro: seminano oggi per raccogliere tra un mese, un anno e anche di più. Il futuro è sempre incerto e determinante per la sopravvivenza. È lo stress per il futuro che ha creato le strutture politiche dell’antichità, per la gestione delle risorse alimentari comuni e per gli interventi emergenziali.

Caro amico, ti scrivo…

Furono i Sumeri a inventare la scrittura, poi detta cuneiforme dalla forma a cuneo dei segni utilizzati. I primi testi che ci sono pervenuti non sono lettere d’amore o trattati filosofici, bensì sono libri contabili che registrano pagamenti, debiti e certificati di proprietà.

Tra le moltitudini di tecniche di scrittura antica che ci sono pervenute, dai geroglifici al sanscrito, dal miceneo all’indu (che ha inventato i numeri arabi), quella che mi affascina maggiormente per un design incredibile è il quipus degli Incas. Erano corde colorate di lana o cotone con nodi legati in luoghi diversi. Combinando diversi nodi su diverse corde con colori diversi era possibile registrare grandi quantità di dati matematici.

Esempio di scrittura Quipus degli Incas

Esempio di scrittura Quipus degli Incas

C’è semore un rovescio della medaglia: per conoscere un codice simbolico così complesso, le culture dell’antichità hanno dovuto creare un sistema di organizzazione e trasferimento delle conoscenze, riducendo la potenza creativa del pensiero in un ordine definito di possibilità.

L’impatto più importante della scrittura sulla storia umana è proprio questo: ha gradualmente cambiato il modo in cui gli esseri umani pensano e vedono il mondo. La libera associazione e il pensiero olistico hanno lasciato il posto alla compartimentazione e alla burocrazia.

2. Se stiamo insieme, ci sarà un perché

Lei non sa chi sono io

Qualsiasi grande società umana ha creato una gerarchia sociale al suo interno, con una percentuale più o meno marcata di discriminazione. La gerarchia sociale è utile perché permette a due sconosciuti di sapere come comportarsi reciprocamente senza sprecare energie per conoscersi a fondo. Ma al tempo stesso la gerarchia permette ad alcuni individui di avere più possibilità di altri. I discriminati hanno meno possibilità, i privilegiati hanno più possibilità. È una doppia ingiustizia indissolubile. Le società hanno applicato la discriminazione a un ventaglio molto ampio di categorie diverse a seconda del luogo di nascita, del colore della pelle, della lingua parlata, del colore dei capelli, del modo di vestirsi, della religione o dell’orientamento politico. Solo una categoria è stata pressoché universalmente discriminata: la donna.

Copertina - Sapiens Harari

Stai sempre a pensare ai soldi

I mercanti navigatori furono i primi a cogliere l’unità umana oltre la cultura divisionista delle tribù e degli imperi. In quest’ottica il vero grande conquistatore universale, l’idea di maggior successo, il catalizzatore più forte, è il denaro.

I cacciatori-raccoglitori non ne avevano bisogno nel loro reticolo di scambi in favori e obblighi. Al contrario, le società complesse hanno sentito il bisogno di un facilitatore degli scambi.

Il denaro non è una rivoluzione tecnologica ma mentale. È stato considerato denaro tutto ciò che le persone erano disposte a usare come rappresentazione di valore. Le conchiglie di Cypraea sono state utilizzate per oltre 4.000 anni come valuta corrente in tutta l’Africa, l’Asia meridionale, L’Asia orientale e l’Oceania.

Le tasse potevano ancora essere pagate in cipree nell’Uganda britannica all’inizio del XX secolo (sic!).

Anche oggi, le monete e le banconote (che comunemente consideriamo denaro) ne sono una manifestazione molto rara. La somma totale di denaro nel mondo è di circa 60 trilioni di dollari, ma la somma totale di monete e banconote è inferiore a 6 trilioni di dollari. Più del 90% di tutto il denaro esiste solo sui server dei computer. Piccolo excursus ipertestuale: oggi Apple vale oltre 3 trilioni di dollari, un ventesimo dell’intera quantità di denaro esistente.

Il denaro è il sistema di fiducia reciproca più universale ed efficiente mai concepito.

Sai qual è stato il primo tipo di denaro utilizzato? L’orzo. Gli uomini potevano fidarsi del suo valore intrinseco: mal che vada potevano mangiarselo. Eppure era difficile da scambiare e trasportare ed è per questo che fu inventata la moneta: per superare i limiti dei beni naturali, pur rinunciando al valore “alimentare”. Le prime monete furono coniate intorno al 600 a.C. dal re Aliatte II di Lidia, nell’Anatolia occidentale, che ne standardizzò il peso a 1 statere, ovvero 168 chicchi di grano.

Da quel momento i soldi iniziarono il loro viaggio nella nostra immaginazione, arrivando a corrodere le tradizioni locali, i rapporti intimi e a superare la loro utilità negli scambi tra individui diventando il fine stesso degli scambi.

Urbi et orbi

Il grande potere accumulato grazie alla concentrazione di denaro e risorse diede vita al modello di organizzazione sociale più diffuso degli ultimi 2.500 anni: l’impero.

Gli imperatori, per primi, ebbero la missione di unire tutti i popoli del mondo, introducendo l’idea di umanità presa nel suo insieme. Senza dubbio, chi non voleva accettare il dominio veniva brutalmente massacrato e oppresso, ma gli imperi solitamente ammettevano culture e religioni diverse all’interno di confini parecchio flessibili e in continua mutazione. È difficile ammetterlo, ma una parte significativa delle conquiste culturali dell’umanità deve la sua esistenza allo sfruttamento delle popolazioni conquistate. Oggi la maggior parte di noi parla, pensa e sogna nelle lingue imperiali che furono imposte ai nostri antenati con la spada. Dividere semplicisticamente il passato in buoni e cattivi non porta da nessuna parte.

Padania libera o no, il mondo contemporaneo è strettamente interconnesso, come in un impero globale, governato da un’elìte multietnica con cultura e interessi comuni. Nessuno Stato è veramente indipendente, sia a livello politico che economico (la Storia ce lo sta confermando, drammaticamente, in questi giorni neri).

Inshallah

Il terzo collante formidabile per le società umane non può che essere la religione, anche se spesso è stata la causa di atrocità senza precedenti. Come si può spiegare una religione? Harari la definisce come un sistema di norme e valori umani che si fonda sulla credenza in un ordine sovrumano. Spesso la devozione agli dei si traduceva con la trasmissione divina del dominio su piante e animali (vedasi i primi capitoli della Genesi).

Il Signore Dio prese l’uomo e lo pose nel giardino di Eden, perché lo coltivasse e lo custodisse. Genesi, 2, 15

Dapprima molto localizzate, a partire dal primo millennio a.C. le religioni incorporano una vocazione universale e missionaria, ma non sempre la volontà di espansione era attuata in modo pacifico, anzi. Se i politeisti romani uccisero poche migliaia di cristiani, i cristiani uccisero milioni di altri cristiani per difendere un’interpretazione religiosa leggermente diversa dalla loro.

Ma le idee non hanno confini e filtrano senza controllo attraverso i dogmi imposti dall’alto. La religione cristiana, ad esempio, è un bel mix di religioni e tradizioni precedenti: prevede un Dio monoteista, ma crede anche nel Diavolo dualista, nei santi politeisti e nelle anime defunte animiste.

Come ho sentito in una puntata del podcast di Alessandro Barbero, i giorni della settimana sono tutt’ora dedicati ai pianeti secondo il nome delle divinità elleniche, e la domenica è dedicata al culto di origine orientale del Sol Invictus (Sunday – reso in latino come Dominicus, giorno del signore), che ha duellato con il cristianesimo per divenire la religione monoteista dominante e peraltro molto apprezzato dall’imperatore Costantino, colui che ha successivamente decretato il cristianesimo come religione ufficiale nell’impero Romano.

3. Eureka! La Rivoluzione scientifica

La scoperta dell’ignoranza

Gli ultimi 500 anni hanno visto l’umanità espandersi a un ritmo senza precedenti in nessuna altra epoca a noi conosciuta. La popolazione è cresciuta di 14 volte, la produzione è cresciuta di 240 volte e il consumo di energia è cresciuto di 115 volte.

Dopo secoli di crescita sfrenata, ci siamo convinti di poter aumentare le nostre capacità, in qualsiasi campo, investendo nella ricerca scientifica. Seguendo uno dei padri del pensiero occidentale, Socrate, mi sento di affermare che la scienza sia fondata sulla stessa ammissione di “non conoscere”.

Partendo dal presupposto di non conoscere le cose più importanti, l’uomo ha iniziato un processo di collegamento tra le osservazioni empiriche con le teorie matematiche, dando vita al metodo scientifico. In quest’ottica il sapere è diventato potere: scienza, industria e tecnologia militare si sono gradualmente intrecciate, conferendo gli strumenti per la conquista dei popoli che non disponevano di tali conoscenze.

Eppure, la scienza è diventata un grosso affare. Gli studi scientifici devono essere finanziati, e sai bene che i soldi muovono le opinioni e gli obiettivi stessi. Per questo, la scienza ha bisogno di una connivenza con un governo, un’elìte, una religione per sopravvivere. Lo sponsor giustifica i costi della ricerca attraverso l’ideologia ma, in cambio, l’ideologia influenza l’agenda scientifica e determina cosa fare con le scoperte in un circolo vizioso che probabilmente è stato il motore della storia negli ultimi 500 anni.

In progress we trust

Così come la rivoluzione agricola ha prodotto l’idea di futuro che prima non era concepibile per l’uomo, la rivoluzione scientifica ha prodotto un altro elemento fondamentale: l’idea di progresso.

La convinzione che il futuro sia meglio del passato è abbastanza nuova per l’uomo. Per millenni si è creduto che l’età dell’oro fosse nel passato, un passato perduto dove gli uomini vivevano felici e pienamente in armonia con il creato (vedi la Genesi, il mito dell’arcadia o il mos maiorum latino).

L’idea di progresso pervade qualsiasi ambito della nostra vita: dall’economia ai diritti, dalla salute al benessere, dalla tecnologia alle coltivazioni. Qualsiasi innovazione è soltanto un versione precedente dell’innovazione successiva. Non tolleriamo la mancanza di un seguito e del miglioramento di qualsiasi cosa.

La proiezione ultima dell’idea di progresso risiede nel progetto Gilgamesh, che considera la morte come un problema tecnico e superabile attraverso la ricerca scientifica. Alcuni ricercatori suggeriscono che entro il 2050 alcuni umani diventeranno a-mortali.

Copertina - Sapiens Harari

Europa

A partire dal 1500 una serie di processi convergenti hanno deflagrato in un big bang evolutivo, rendendo l’Europa il centro del potere mondiale. Nell’arco di tre secoli le potenze europee hanno conquistato il mondo esterno, ovvero il continente americano e l’Oceania. E dal 1750 al 1850 hanno saputo umiliare militarmente le potenze asiatiche. Ancora oggi, quasi la totalità degli esseri umani del pianeta, è europeo nell’abbigliamento, nel pensiero e nel gusto.

Ma perché? Ai cinesi o ai persiani non mancavano invenzioni tecnologiche come la macchina a vapore o la polvere da sparo. Quello che mancava erano i valori, i miti, l’apparato giudiziario e le strutture sociopolitiche che hanno impiegato secoli per formarsi e maturare in Occidente e che non potevano essere copiati e interiorizzati rapidamente.

La vicinanza di molte culture complesse, diverse ma con valori condivisi, ambiziose, in continua concorrenza, spinte da un’insaziabile volontà di conquista ed esplorazione, ha reso gli europei oltremodo adatti alla conquista del mondo. Il botanico in cerca di piante esotiche e l’ufficiale di marina in cerca di colonie da conquistare condividevano una mentalità simile che iniziava ammettendo l’ignoranza e li costringeva a uscire e fare nuove scoperte (vedi la spedizione di C. Darwin).

L’ideologia del progresso fu così viva e totalizzante che gli europei si convinsero che le atrocità commesse durante l’espansione coloniale fossero un gesto benefico per il bene delle razze non europee, primitive e ignoranti.

Come detto in precedenza, grazie alla loro stretta collaborazione con la scienza, questi imperi esercitavano così tanto potere e cambiarono il mondo a tal punto che forse non possono essere semplicemente etichettati come buoni o cattivi: hanno creato il mondo come lo conosciamo, comprese le ideologie che usiamo per giudicarli.

La mappa del mondo di cui disponeva Cristoforo Colombo prima della sua spedizione.

Più prestito di così

Quella che vedi qui sopra è la mappa che poteva consultare Cristoforo Colombo quando partì per l’India. Non voglio soffermarmi sul viaggio di esploprazione più importante della storia moderna, ma sul come il navigatore genovese riuscì a partire.

Dopo aver girovagato con il cappello in mano per diverse corti europee, riuscì ad ottenere i fondi dalla corona spagnola. Colombo non avrebbe mai avuto le risorse necessarie per salpare con le tre caravelle, ma dovette andare a credito.

Per capire la storia economica moderna bisogna capire una sola parola: crescita. Per la maggior parte della storia l’economia rimase più o meno della stessa dimensione. La rivoluzione scientifica invece, attraverso la convinzione del progresso, introdusse il fenomeno economico che cambiò il mondo. Il credito ci permette di costruire il presente a spese del futuro. Si basa sul presupposto che le nostre risorse future saranno sicuramente molto più abbondanti delle nostre risorse attuali. Per questo la regina di Spagna sponsorizzò l’impresa di Cristoforo Colombo; in virtù della certezza di ottenere maggiore ricchezza futura derivante dalle scoperte e dai traffici derivanti dal suo investimento.

Nasce, cresce, corre

La fiducia nel futuro ha creato il credito, il credito ha creato una crescita economica esponenziale, che ha ulteriormente rafforzato la fiducia nel futuro, che ha creato maggior credito.

L’avidità è positiva, poiché volendo egoisticamente diventare più ricco io avvantaggia tutti, non solo me stesso. L’egoismo è altruismo. A. Smith

Nel nuovo credo capitalista, il primo e più sacro comandamento è: I profitti della produzione devono essere reinvestiti nell’aumento della produzione.

C’è un rovescio della medaglia. Il progresso, la crescita e il libero mercato furono responsabili di tremende calamità. La cultura capitalista non può garantire che i guadagni provengano esclusivamente da attività eque. Il fine della crescita è la crescita, non l’uguaglianza e l’inclusione. Furono le forze neutre del capitalismo nascente a dar vita all’orrore della schiavitù, non i re tirannici e razzisti del medioevo. Non voglio dilungarmi in questa sede sugli incalcolabili soprusi e malefatte causati dal libero mercato nel mondo moderno e contemporaneo.

4. Tutto a partire da…

Nello scorso numero ci siamo salutati con il capitalismo, ed è da qui che ripartiamo. Il credo capitalista si è affermato come unica religione veramente globale e condivisa. Ogni cultura ha le sue credenze, tradizioni, abitudini, gusti estetici. Solo il capitalismo è riuscito a conquistare chiunque nel mondo con lo stesso grado di profondità.

Il consumismo, attraverso un attento e maniacale lavoro sulla psicologia collettiva, ci ha convinto che l’indulgenza faccia bene e la frugalità sia una forma di auto-oppressione. Questo perché il capitalismo per sopravvivere deve crescere costantemente, per cui ha bisogno di operatori che si prodigano nel comprare, consumare, gettare e ricomprare il più velocemente possibile. Come afferma Galimberti, il nichilismo è lo spirito del nostro tempo, in quanto le cose devono raggiungere la loro inutilità nel più breve tempo possibile, per essere sostituite con qualcosa di nuovo, che deve diventare vecchio ancora più velocemente. Mai sentito parlare di obsolescenza programmata?

Black Friday

L’unica caratteristica della società moderna di cui possiamo essere certi è il cambiamento incessante.

C’è un ma. La crescita infinita in un ecosistema di risorse finito semplicemente non è possibile. La natura fondante del consumismo non è possibile nel mondo reale in cui è stato installato.

Come ormai vediamo sempre più spesso, la distruzione dell’ecosistema aumenta la frequenza dei disastri naturali causati dall’uomo. È molto probabile che arriveremo a distruggere ciò che resta dell’habitat naturale e all’estinzione della maggior parte delle altre specie, oltre che la nostra.

Monoporzionismo

Il consumismo generalizzato ha portato altresì all’appiattimento delle culture locali, e ha messo in secondo piano i legami stabili come la famiglia e la comunità.

Una persona che perse la sua famiglia e la sua comunità intorno al 1750 era quasi morta: non aveva lavoro, istruzione e sostegno in tempi di malattia. Lo Stato e il Mercato hanno indebolito questi legami atavici, sostituendoli con le strutture preposte.

I poliziotti sono stati inviati per fermare le vendette familiari e sostituirle con decisioni del tribunale, così come il mercato dei consumi ha inviato i suoi venditori ambulanti a spazzare via le tradizioni locali di lunga data e sostituirle con mode commerciali in continua evoluzione.

La retorica del Sii te stesso ha trionfato sugli affetti. Non è più necessario essere dipendente dalla propria famiglia o dalla propria comunità, puoi farcela da solo!

Copertina - Sapiens Harari

Eppure, l’alienazione e l’impotenza sono due tra le forme di ansia più comuni in tutto il mondo.

Fino a non molto tempo fa, l’idea che lo Stato dovrebbe impedire ai genitori di picchiare o umiliare i propri figli sarebbe stata respinta in modo assurdo in quanto ridicola e impraticabile. Nella maggior parte delle società la potestà genitoriale era sacra. Il rispetto e l’obbedienza ai propri genitori erano tra i valori più consacrati, e i genitori potevano fare quasi tutto ciò che volevano, compreso uccidere i neonati, vendere bambini come schiavi e dare in sposa figlie a uomini più del doppio della loro età. Oggi, la potestà genitoriale è in piena ritirata. I giovani sono sempre più esonerati dall’obbedire agli anziani, mentre i genitori sono accusati di tutto ciò che va storto nella vita del loro bambino.

Le tribù primitive dei cacciatori-raccoglitori si sono trasformate nelle tribù di consumatori sparsi intorno al globo, che non si conoscono ma condividono gli ideali dei brand che indossano o dello smartphone che preferiscono.

E vissero felici e contenti

Il progresso ci ha reso più felici? Non ne sono sicuro, e nemmeno Harari lo è. Alcuni studiosi sostengono persino che ci sia una correlazione inversa tra le capacità umane e la felicità (citofonare Leopardi). È troppo facile giudicare l’era moderna dal punto di vista dell’occidente dominante, e non invece da quello di un aborigeno della Tasmania o di un tossico da oppio della campagna cinese, o di un minatore di diamanti congolese. Non bisogna avere fretta a giudicare la nostra epoca. L’Europa si fregiava di vivere nell’epoca di pace più lunga della sua storia, ed è bastata l’invasione dell’Ucraina da parte di Putin per far tornare le lancette indietro di 70 anni.

Inoltre, possiamo congratularci con noi stessi per i risultati senza precedenti dei moderni Sapiens solo se ignoriamo completamente il destino di tutti gli altri animali, che invece non se la passano affatto bene.

La verità è che i fattori sociali, etici e spirituali hanno un impatto sulla nostra felicità tanto grande quanto le condizioni materiali. Forse le persone nelle moderne società benestanti soffrono molto per l’alienazione e l’insensatezza nonostante la loro prosperità, e forse i nostri antenati meno abbienti trovavano molto appagamento nella comunità, nella religione e nel legame con la natura.

In fondo la felicità è il risultato di una semplice operazione artimetica:

Felicità = Aspettative – Realtà

Noi moderni abbiamo un arsenale di tranquillanti e antidolorifici a nostra disposizione, ma le nostre aspettative di benessere e piacere, e la nostra intolleranza al disagio e al dolore, sono aumentate a tal punto che potremmo soffrire di dolore più dei nostri antenati.

E se invece bastasse manipolare la biochimica umana? Se accettiamo l’approccio biologico alla felicità, la storia si rivela di minore importanza, poiché la maggior parte degli eventi storici non ha avuto alcun impatto sulla nostra biochimica, in quanto le persone sono rese felici da piacevoli sensazioni nei loro corpi.

Frame dal film: Ex-Machina

Übermensch

Potremmo smettere di sprecare il nostro tempo in politiche e riforme sociali, e lavorare meglio su qualche pillola del buonumore. Ma cosa resterebbe dell’uomo in quanto essere incredibilmente imperfetto ma straordinariamente complesso?

Forse un giorno verremo sostituiti da noi stessi con una cyber versione migliore di noi stessi. La selezione naturale verrà sostituita con la progettazione intelligente della vita inorganica e amortale.

La prossima fase della storia includerà non solo trasformazioni tecnologiche e organizzative, ma anche trasformazioni fondamentali nella coscienza e nell’identità umana, a tal punto che si dovrà parlare di oltre umanità, o super umanità.


Il viaggio nella storia di Homo Sapiens finisce qui. Nonostante il mio riassunto, ti consiglio la lettura di questo saggio fondamentale per capire cosa siamo stati e cosa potremmo diventare.

Emilio Dal Bo

Un imprenditore digitale con la nostalgia degli esami universitari, un life hacker che ama riflettere sulla contemporaneità. Caratteri Media è il progetto culturale che raccoglie i segnali caleidoscopici della contemporaneità per condividerli attraverso approfondimenti tematici e la divulgazione della saggistica contemporanea.
Corro, medito, mi addormento quasi sempre al cinema, viaggio dove fa molto caldo e adoro i carboidrati.

COLLABORIAMO?

Emilio Dal Bo

Un imprenditore digitale con la nostalgia degli esami universitari, un life hacker che ama riflettere sulla contemporaneità. Caratteri Media è il progetto culturale che raccoglie i segnali caleidoscopici della contemporaneità per condividerli attraverso approfondimenti tematici e la divulgazione della saggistica contemporanea.
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